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L’AMANTE INGLESE, OLTRE I MORALISMI FORZATI
Kristin Scott Thomas e Sergi Lopez in un classico triangolo amoroso (lui, lei, l'altro) dove a condurre il gioco è sempre la donna
Esce venerdì 5 marzo nelle sale L'amante inglese, ultima opera di Catherine Corsini. È distribuito in circa 40 copie da Teodora Film, casa distributrice responsabile anche del titolo italiano poco in armonia con l'originale francese Partir, scelta dovuta - a detta degli stessi distributori - per accattivarsi un numero maggiore di spettatori che evidentemente amano molto gli "amanti" nei titoli dei film, specialmente se "inglesi".
Dopo questa nota (grave) di colore, la conferenza stampa giunge a concentrarsi sulla regista francese e sul suo ultimo lavoro. La vicenda narrata nell'opera della Corsini si incentra sulle vicende di una buona famiglia borghese di Nîmes, la cui routine viene stravolta quando Suzanne - l'angelo del focolare - viene travolta da una passione carnale e amorosa per un proletario ex-galeotto spagnolo, decidendo così di abbandonare il proprio marito e i loro due figli poco più che adolescenti.
In un assetto morale profondamente confuso, dove il bene e il male si confondono, unico dato oggettivo è il danneggiamento che i figli ricavano dalla distruzione del rapporto dei loro genitori e dal successivo allontanamento da casa della loro madre. A chi fa notare questo peso lasciato sulle spalle dei giovani, la regista risponde fermamente: "È vero, a farne le spese maggiori forse sono proprio i due ragazzi. Ma non perdiamoci in moralismi forzati. Certe cose accadono e continuano ad accadere, non possiamo occultarle solo perché non ci piacciono. E poi simili scelte narrative si sono sempre compiute; penso ad Anna Karenina o a Madame Bovary".
La questione comunque non pare risolta, specialmente per questa lacerazione fra bene e male altalenante e mai sciolta all'interno del film. Ma la regista, anche qui, osserva: "Lo spettatore è portato a prendere le parti di Suzanne (Kristin Scott Thomas), pur non essendo un personaggio totalmente positivo. Stesso discorso vale per il marito tradito (Yvan Attal), scorretto e vigliacco ma evidentemente e sinceramente innamorato della propria moglie. Ho cercato di seguire l'insegnamento della nouvelle vague francese, che dai giudizi morali preferiva astenersi, riversando tutto il proprio interesse narrativo alle emozioni, all'introspezione, luogo in cui lo spettatore può indagare meglio e senza pregiudizi".
Un'osservazione di rilievo spetta ad una costruzione temporale del film del tutto simile a quella di La signora della porta accanto di Truffaut che, analogamente a L'amante inglese, inizia con un colpo di arma da fuoco per risalire, solo successivamente, ai motivi che hanno indotto ad un simile gesto grazie ad un unico e lungo flashback. Ci si è chiesti se in questo finale annunciato non vi sia una lettura della vita ineluttabile, tragicamente segnata e diretta verso la sconfitta. Ma la Corsini afferma: "Non ne sono molto sicura. Quello che posso dire è che un'idea che mi appartiene. Credo nell'ineluttabilità della tragedia a cui ognuno di noi sta andando incontro. Tuttavia sono serenamente convinta che questa è una mia visione della vita, e all'ineluttabilità del destino non credo in termini assoluti o generali, ma soltanto miei".
Le ultime battute sono per Sergi Lopez, che nel film interpreta il proletario per il quale Suzanne si innamora perdutamente. La domanda di rito è in che modo ha vissuto questa esperienza filmica e come è stato lavorare con un cast artistico come quello presente in L'amante inglese. L'attore spagnolo afferma: "Quando faccio un film devo essere d'accordo con il punto di vista del regista. Il mio è un impegno politico, non ludico. Posso interpretare qualsiasi personaggio - anche il più malvagio - ma devo essere in sintonia con il messaggio che l'opera vuole veicolare. E con L'amante inglese è stato estremamente naturale entrarci in sintonia. La regista ha costruito un classico triangolo amoroso (lui, lei, l'altro) ma a vertici rovesciati. Chi è a condurre il gioco è sempre Suzanne, sia nei confronti del marito tradito sia nei riguardi del proletario che interpreto. E la cosa che mi ha affascinato è stata la complessità dei personaggi in gioco: Suzanne tiene le redini di questa relazione extra-coniugale e il mio personaggio è cosciente di ciò. Lo spessore morale incarnato da Suzanne fa comprendere all'uomo che è giusto essere condotto da lei e non il contrario, come vuole il cliché classico. Ho trovato questa impostazione narrativa fantastica e rivoluzionaria, per un film con un cast artistico di grande prestigio".



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