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IL FIGLIO PIU' PICCOLO

di Pupi Avati

Sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Amedeo Salfa
Scenografia: Giuliano Pannuti
Musiche: Riz Ortolani
Costumi: Steno Tonelli
Interpreti: Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Sydne Rome, Nicola Nocella, Manuela Morabito, Fabio Ferrari, Marcello Maietta, Massimo Bonetti, Alberto Gimignani, Maurizio Battista, Giulio Pizzirani, Pino Quartullo, Alessandra Acciai
Produzione: DueA Film in collaborazione con Medusa Film
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia, 2010
Durata: 100'
Data di uscita: 19 febbraio 2010               
Sito ufficiale 

IL FIGLIO PIU' PICCOLO
1 e mezzo

Pupi insiste, pare. Come solitamente accade a cadenza annuale, il regista bolognese torna in sala avendo scritto e diretto una storia tipicamente nostrana: ma il tono è moralista, la tecnica incomprensibilmente approssimativa, il buonismo un po' irritante. Perplime il target di riferimento (aficionados only?), visto che né di dramma né di commedia possiamo parlare: quel che è certo è che si tratta del terzo ed ultimo capitolo della "trilogia sul padre" del nostro.
Dopo il Diego Abatantuono vagamente suicida di La cena per farli conoscere e il depressissimo Silvio Orlando nei panni de Il papà di Giovanna, la figura paterna stavolta in questione è particolarmente sgradevole. Christian De Sica ci mette la faccia, la voce, la presenza - meno posticcia del solito, si noti - e repelle al punto giusto. Come? Presto detto. Luciano Baietti (De Sica, appunto), furbetto del quartierino annidato nell'hinterland laziale, ha costruito il suo marcescente impero economico su una serie di frodi di discreta realizzazione. Ad assisterlo per anni è stato il fido Sergio Bollino (Luca Zingaretti, per una volta cattivo), squalo della finanza dall'implausibile e ingiustificato passato monastico (?). Davanti ad un incombente tracollo finanziario, Baietti si trova costretto a dover alienare parte del suo patrimonio (quello pesantemente in passivo, va da sé) alla prima anima candida che possa prestarsi al gioco: ecco come Baldo (Nicola Nocella, decisamente in parte), Il figlio più piccolo cui fa riferimento il titolo, finirà invischiato nelle torbide magagne di un padre scomparso da anni, mentre la "scemina" Fiamma (Laura Morante, ex hippie) resterà a struggersi in quel di Bologna, vittima della propria ingenuità stolida e di una maternità teneramente opprimente.
Valida la riconversione di soggetti ormai dati per persi, visto il buon risultato complessivamente raggiunto dalla performance per sottrazione del figlio di tanto Vittorio (script debordante a parte, come nella discutibile sequenza dell'arresto); altrettanto lodevole la prestazione da esordiente freak del giovane Nocella; convincente anche la Morante, di lacrima facile, intrappolata in un ruolo un po' imbarazzante di struggente anacronismo. A convincere poco o nulla restano però i numerosissimi difetti tecnici della pellicola - schiava di un doppiaggio ingiustificabile e mal realizzato (cos'è accaduto alla presa diretta?) come di un involontariamente esilarante green screen in auto - e l'approssimazione che grava sull'analisi psicologica dei personaggi. I comprimari sono infatti grottesche macchiette, i protagonisti patetici e destinati a non crescere né apprendere alcunché: perciò deludono la tavolozza smorta e i mezzi toni con cui si ritrae il quadro pur amarissimo dell'Italia di oggi, come se l'audacia iniziale nella scelta del tema si fosse rassegnatamente suicidata sul nascere.

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