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“THE WOLFMAN”, I MOSTRI SONO SEMPRE PIÙ UMANI. DA LETTINO DELLO PSICHIATRA
Dopo un' incredibile attesa, colma di incalzanti annunci e ricorrenti smentite, finalmente, nelle sale, il 19 febbraio arriva The Wolfman, quasi a celebrare la vittoria sulla maledizione dell'Uomo Lupo, che sembrava aver contagiato anche il remake del grande classico firmato da George Waggner nel 1941. Ottime le interviste di presentazione del film, che, almeno in questo caso, evitano ogni forma di facile gossip sulle vicende produttive o sui rapporti interpersonali degli attori e del regista per mettere in piena luce la strana vicenda della metamorfosi del nobile signore inglese in un ‘800 carico di misteri vittoriani e segnalare insieme le identità e le divergenze fra il film originale e il suo remake.
È proprio Benicio del Toro, nella duplice veste di produttore e attore, che rompe il ghiaccio "Volevamo realizzare una storia fantastica, che contenesse molti elementi realistici. È per questo che abbiamo affrontato il tema dei ragni come una pulsione irrefrenabile, una sorta di dipendenza, qualcosa di incontrollabile, quasi una sostanza stupefacente. Rispetto al film originale, il mio personaggio è molto più attivo e meno vittima e, per riuscire a entrarci dentro, ho considerato la sua storia prima dell'inizio del film (l'importanza della morte della madre, il rapporto con il padre), ho tenuto in considerazione il fatto che lui, come me, fosse un attore e mi sono ispirato ad altri grandi interpreti che si sono calati nel ruolo del "mostro" senza risultare ridicoli, basti pensare al Dracula di Gary Oldman, al Frankenstein di Boris Karloff o lo stesso Lon Chaney Jr, interprete dell'Uomo Lupo nella versione del ‘41."
Per ciò che concerne il suo ruolo, così diverso dai passati, Benicio Del Toro ha scherzosamente motivato la sua scelta affermando di amare, oltre al salato, anche il dolce ("I Love Candy"). Fare questo film, ha dichiarato, è stato infatti molto divertente e mi ha offerto la possibilità di sperimentarmi in una storia più leggera.
Lo stesso attore sottolinea poi l'importanza del lavoro di Rick Baker, il mago del trucco, che può contare 6 premi Oscar al suo attivo e che ancora una volta è riuscito a realizzare una "maschera" credibile, autentica e moderna di questo ultimo nuovo mostro. Elogi anche "all'italiana" Milena Canonero che ha vestito gli attori costruendo costumi che come ha dichiarato Emily Blunt, la principale interprete femminile, "sono forse i più belli che abbia mai indossato, anche se recitare con costumi così ricchi può dare molte difficoltà, soprattutto quando si deve correre e si deve cercare di farlo comunque in maniera femminile".
Ora non rimane che aspettare il risultato del box office su questo ennesimo fantasy che porta ancora una volta alla ribalta i miti e le leggende nordiche rivisitate e aggiornate per il pubblico del nuovo millennio ormai largamente contaminato dalla saga Twilight.



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