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CROSSING OVER
di Wayne Kramer
Soggetto e sceneggiatura: Wayne Kramer
Fotografia: James Whitaker
Musiche: Mark Isham
Montaggio: Arthur Coburn
Scenografie: Toby Corbett
Costumi: Kristin M. Burke
Interpreti: Harrison Ford, Ray Liotta, Ashley Judd, Cliff Curtis, Alice Eve, Alice Braga, Summer Bishil, Jaysha Patel, Merik Tadros, Melody Khazae
Produzione: C.O. Films
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 113'
Data di uscita: 26 giugno 2009
Titolo originale: Id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Scene di ordinaria immigrazione nell'America del melting pot e del post-11 settembre, dall'aspirante attrice australiana che vuole fare come "Nicole e Naomi" all'adolescente coreano di prossima naturalizzazione, che non si riconosce nel paese dove è cresciuto. Sono solo alcuni degli esempi di una variegata umanità che lotta per la carta verde e trascorre l'esistenza in bilico fra inclusione ed esclusione, in un'illegalità che ne fiacca la dignità e ne mortifica i diritti.
Accanto a loro, le vicende dei "regolari", costretti a colmare il gap fra la cultura d'origine e il paese di adozione, e quelle di tre professionisti dell'immigrazione, ognuno alle prese, a modo suo, con i casi che gli capitano quotidianamente fra le mani. Harrison Ford, il buono, ha la faccia dell'eterno sconfitto e vive la sua empatia con i diseredati sulle corde di una sconsolata tristezza. Ray Liotta, l'infame, sfrutta la sua posizione di piccolo potere per abusare di giovani donne ricattabili. Ashley Judd, la pasionaria, interpreta la virtù oltraggiata (dal sistema, dal pregiudizio, dal suo stesso marito) e, incapace di lenire le sofferenze di tutti, si fa interamente carico di quelle di una singola bambina.
Seguendo la ricetta del film à la Crash (e à la Babel, e à la Traffic, solo per citare alcuni modelli recenti), Crossing over del sudafricano Wayne Kramer (che riprende e amplia un suo cortometraggio omonimo realizzato nel 1996) manifesta intenzioni ambiziose sia pur mantenendo un basso profilo. La struttura del film corale, applicata a temi socio-politici di grande interesse (o "di scottante attualità", come si è ahimé soliti dire), segue binari consueti, delineando una serie di figure e di momenti tra loro prevalentemente slegati, che aspirano a comporre un quadro tematicamente omogeneo. I personaggi si vivono accanto, talvolta si incontrano e si confrontano, sia pure con una casualità e una scarsa necessità che segnalano la debolezza della struttura narrativa. Il film procede per accumulazione, qualsiasi punto di vista critico viene dissimulato il più possibile, anche le star paiono volutamente sottotono. Prevalgono la stanchezza e la tristezza del personaggio di Harrison Ford, l'agente dell'Immigration and Customs Enforcement Max Brogan, che rastrella le fabbriche alla ricerca di immigrati clandestini, ma che ormai, a differenza dei suoi colleghi più giovani, non si affretta più a rincorrerli. E mentre Liotta, il volto gonfio e tumefatto dai lifting, risulta ormai imbarazzante, l'ex Indiana, libero dalle costrizioni dei suoi ruoli eternamente muscolari, fornisce una buona prova in un ruolo insolitamente - per lui - vulnerabile e perdente.
Ma nonostante Ford, nonostante alcuni momenti azzeccati (la beffa del rabbino) e altri molto commoventi (la storia di Taslima, interpretata da una giovane e sorprendentemente intensa Summer Bishil), il film di Kramer soffre di una sostanziale monotonia. Poca profondità drammatica, personaggi il più delle volte monocordi, e soprattutto uno sconsolante didascalismo, che si evidenzia in particolar modo nell'incipit e nella sequenza della rapina al minimarket. Verso la conclusione prevale poi la retorica, e una sorta di livellamento generale: la tensione decresce, la sintesi del giudizio latita, prevale la debolezza della visione e un senso di stanchezza che ora non è solo nei moventi dei personaggi, ma anche negli strumenti tramite i quali essi vengono raccontati.



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