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LA RAGAZZA DEL MIO MIGLIORE AMICO

di Howard Deutch

Sceneggiatura: Jordan Cahan
Fotografia: Jack N. Green
Montaggio: Seth Flaum
Musiche: John Debney
Scenografia: Kyra Friedman
Costumi: Marilyn Vance
Interpreti: Dane Cook, Kate Hudson, Jason Biggs, Lizzy Caplan, Alec Baldwin, Riki Lindhome, Diora Baird, Mini Anden, Malcolm Barrett, Hilary Pingle, Faye Grant, Taran Killam, Richard Snee, Alberto Bonilla, Nate Torrence
Produzione: Management 360, New Wave Entertainment, Superfinger Entertainment, Terra Firma Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 103'
Data di uscita: 19 giugno 2009
Titolo originale: My best friend's girl           
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LA RAGAZZA DEL MIO MIGLIORE AMICO
1

Dalla locandina al protagonista secondario, qui tutto richiama i college movies legati a torte, assaggi e farciture di dubbio gusto. Boccaccio abita sicuramente altrove. Ma è ovvia l'esigenza nascosta dietro quest'incrocio curioso: ai maschietti che la dolce metà trascina a vedere commedie romantiche senza scampo, il tentativo di abbinarvi un consistente ramo pecoreccio parrà la salvezza. Prima dell'happy ending, almeno, ci si potrebbe sganasciare senza rimorsi.
Tutti contenti, allora? Non proprio. Proposta ai Razzies Awards per l'interpretazione della protagonista femminile, Kate Hudson finisce col proseguire la china ormai solidamente perseguita e discesa coi lavori degli ultimi anni: da Come farsi lasciare in dieci giorni a Tutti pazzi per l'oro, suo marchio di fabbrica ormai è un consistente strato di romance da spalmare su intrecci esili e spunti prevedibili. La nomination all'Oscar per Almost famous è dimenticata per sempre. Qui l'ambizione è altra, in teoria: nel raccontare di Dustin (Jason American Pie Biggs), innamorato non corrisposto della collega di lavoro Alexis (la Hudson), e di Tank (Dane Cook, visto in L'amore secondo Dan), assunto dall'imbranato per spaventare a morte la bella con uno dei peggiori appuntamenti immaginabili e restituirle così la giusta prospettiva sul "bravo ragazzo" snobbato, l'obiettivo dello script pare quello di creare il mostro bicefalo cui accennavamo e conquistarsi una fetta di pubblico doppia rispetto al prevedibile. In realtà il fallimento su tutta la linea è dietro l'angolo.
Se la bidimensionalità dei personaggi è quasi d'obbligo nei sottoprodotti di (questo) genere, l'originalità inseguita è frustrata dallo scenario di una rom-com assediata da infinite gag scurrili - troppo sdolcinata e prevedibile per un target ormonal-maschile, troppo sboccata e senza filtro per chi cercava l'innocuo chick-flick. Perché a tifare per il main character si soffre anche un po': è il cattivo di turno a rubare la scena, e tanti saluti al migliore amico. Cook è infatti l'one-man su cui verte l'intero spettacolo. Stand-up comedian come tanti, spopola negli Usa ma da questa parte dell'oceano è ancora poco noto: la comicità elementare da tizio (brillo) della porta accanto, se unita all'addome tartarugato che il nostro esibisce con ridicolo compiacimento, lo ha consacrato a vette di acclamazione popolare che sole possono giustificare questo suo ruolo da protagonista. Entro il contesto, beninteso. Perché qualunque altro genere è precluso ad un soggetto che della diarrea verbale (di contenuti oltre che di forma) fa la sua bandiera con rivendicata coerenza e un occhio al marketing. Il resto è aria fritta, quindi chapeau al tentativo d'ibridazione - ma la noia è dietro l'angolo. Alec Baldwin in versione pillolar-priapica, comunque, spaventa. Glielo dite voi che è ora di rinunciare alla tinta per capelli?

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