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BRUNELLO RONDI PARTE 3 – “LE TUE MANI SUL MIO CORPO”

Vizi (tanti) e virtù (poche) dei giovani degli anni '60...

BRUNELLO RONDI PARTE 3 – “LE TUE MANI SUL MIO CORPO”

Prima di scendere nei meandri della psiche femminile, è necessario affrontare il travaglio esistenziale del giovane "complessato", turbato, forse, traumatizzato. Sono gli anni post '68, quelli del riflusso e del flusso di coscienza (nel film espresso attraverso la voce-off di Andrea) che porta ad indagare cosa è rimasto di quell'anno e quali strappi si porta dietro nelle coscienze della borghesia e della famiglia, smembrata e distrutta dalla sua stessa ipocrisia, prima ancora che dalla contestazione. Brunello Rondi con Le tue mani sul mio corpo, è già un passo più avanti: egli celebra il funerale di un anno, di un'epoca e dei suoi figli "corrotti", e utilizza il flusso di coscienza per esplicitare i desideri repressi di un animo ribelle chiuso nel corpo di un giovane pusillanime, viziato e mai cresciuto ("Non sono fatto per vivere io... vorrei essere un sasso, una cosa...", dice Andrea). I primi, visionari, dieci minuti di film sono un compendio di aspettative, ricordi, patologie che delineano il carattere e l'immagine di questo giovane infantile, ossessionato dalla presenza simbiotica della madre e votato all'autodistruzione scelta come unica, "facile", via d'uscita possibile ad un male esistenziale incurabile. Andrea è dunque, un "bamboccione" antipatico e odioso, volutamente caratterizzato come "falso ribelle", che vede nella donna e, soprattutto nel sesso, una necessità, più che un desiderio, per un onanismo solitario filtrato dalla sua "pornografia" che riprende con la cinepresa super 8. (Ennio Flaiano disse: "Chi rifiuta il sogno, deve masturbarsi con la realtà").

La sequenza del funerale, esplicita il pensiero cinico di Andrea sulla morte, quando in voce-off si rivolge alla donna che accompagna il feretro: "Non le dispiace signora se l'accompagno... Si ha bisogno di un uomo in un momento come questo... In paradiso ti conducano gli angeli; io e la bionda ti accompagniamo per essere sicuri che non torni più indietro...", e in seguito ne denuncia l'infantilità e il ridicolo, quando, dagli occhi della vedova bionda, la mdp scende ad inquadrare il seno nudo velato di nero, ed egli commenta: "Chissà quanto peserà... almeno mezzo chilo di seno... Andrebbero tutti pesati i seni delle donne".  La successiva sequenza delle diapositive, in cui si susseguono le immagini di Carol, ad immagini di morte (il Viet-Nam, il fungo atomico), ed ancora a corpi nudi di donna su cui Andrea ha appiccicato il volto di Carol, è esaustiva della sua condizione: egli è un uomo che guarda, che spia le "vite degli altri", che riprende il "sesso degli altri", e che mescola confusamente eros e thanatos, per cercare risposte sempre negate (dalla famiglia, dalle donne, dal mondo). La sua paura è endemica alla sua natura, e pertanto la donna è solo un oggetto da ammirare ("Non fai che guardarmi; perché non mi spogli", gli dice Carol nel capanno), un "mito" da adorare come esplicita la registrazione radiofonica del ritrovamento del cadavere di Marilyn Monroe, mentre il montaggio alternato mostra le immagini dell'icona alternate a quelle della madre (anch'essa icona). Ma il "mito" viene sporcato ("Il corpo della donna più amata del secolo è stato trovato in condizioni di estrema incuria" racconta la registrazione), e pertanto l'affetto della madre esiste solo nella dimensione "sporca" dell'incesto.

L'ipperealismo visivo di Brunello Rondi, che schiaccia la macchina da presa sui volti e sui corpi di questi personaggi, decadenti e "malati", fino a farne respirare l'odore malsano e a "toccare" l'epidermide allo spettatore è una chiara dichiarazione d'intenti: la nudità è l'unica verità (ancora) possibile, l'unica certezza "visiva" in un mondo corrotto e minato dall'interno (la famiglia non esiste), in cui il ruolo e l'amore di una madre diventano, paradossalmente, la condanna al malessere per il figlio. Il corpo è solo un involucro bello e curato (i continui accenni all'abbronzatura), necessario all'immagine, che al suo interno nasconde il marcio, la malattia e la morte. Non a caso Le tue mani sul mio corpo si apre e si chiude con la morte, perché tutto è già finito, tutto è già oltre; solo il mare "colora" l'atmosfera e inghiotte ogni cosa (compreso il corpo di Carol). Il mare, metafora del liquido amniotico, in cui Andrea vorrebbe tornare: lo vediamo più volte rannicchiarsi in posizione fetale, guardare i riflessi nell'acqua, bere quella salata del mare, immergervi per abbandonarsi e par allontanarsi da quella parvenza di vita che sembra condurre. Il primo piano "flou" che apre il film, alterna il fuoco e il fuori-fuoco, anticipando in un'unica meravigliosa inquadratura il senso del film: una storia di fantasmi, convinti di esistere per la loro ricchezza e per il loro ruolo sociale (il padre è un editore rampante), che non si accorgono di essere le metastasi di un tumore che da lì a poco si allargherà progressivamente su tutta la società italiana. Il titolo stesso del film, racchiude un'irrisolta richiesta di affetto, che si trascina dal trauma infantile della perdita della madre e che conduce il giovane verso quello che gli psichiatri definiscono "impulso regressivo", cioè la voglia di tornare bambino e il rifiuto di ogni responsabilità. Se Andrea è malato, pero, Rondi non si limita all'analisi di una patologia ma, partendo dal paradigma, allarga il discorso alla condizione dei giovani borghesi (siamo solo a cinque anni dal delitto del Circeo), denunciando un malessere, edipico e represso, diffuso tra i ragazzi, pronto a sfociare in rabbia e a trasformarsi in violenza omicida (come puntualmente avviene nel finale del film).

Andrea (Lino Capolicchio), figlio di un editore che dopo la morte della moglie si è risposato con Mireille (Erna Schurer) una giovane donna bella ma frivola, è un ragazzo nevrotico: rimasto traumatizzato, ancora adolescente, dalla fine prematura della madre e dalla vista del suo cadavere, è vittima di quello che gli psichiatri definiscono "impulso regressivo", cioè il desiderio di ritornare bambino e il rifiuto di ogni impegno proprio dell'età adulta. Incapace di affrontare la vita e di avere rapporti amorosi, il giovane si diletta con atteggiamenti e giochi crudeli, come manifestare il proprio odio al padre e fotografare le infedeltà della matrigna. Conosciuta Carol (Colette Descombes), una ragazza americana, Andrea riesce ad avere un rapporto sentimentale con lei, ma il terrore di perdere per sempre il suo mondo di macabre memorie lo spinge ad uccidere la giovane.

Il padre di Andrea (tale solo per ruolo nominale), denuncia la deriva sociale in atto attraverso una lucida frase sottolineata volutamente dal lento zoom a stingere: "Mia cara, non si tratta di successo, noi vogliamo salvare dall'oblio, portare alle masse tutto ciò che è visibile e intellegibile nell'arte... Quelle masse ci seguono". A parte il tono beffardo con cui Mario pronuncia queste parole, quello che colpisce è ciò che è nascosto tra le righe: le pubblicazioni di cui parla sono immagini di tortura, e quell'accenno sarcastico all'arte (ancora Ennio Flaiano: "L'arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi"), contiene dentro di sé il culto dell'immagine e la normalizzazione della perversione, che dagli anni '70 in poi diventeranno "patrimonio culturale" dell'Italia; inoltre, l'evocazione alle masse, allude ironicamente a quelle stesse masse anelate dai terroristi nel decennio di piombo, speranzosi che queste potessero seguirli nella loro idea folle e perdente. Ecco dunque che in Le tue mani sul mio corpo, la lucidità analitica e l'intelligenza critica di Brunello Rondi, già intravedono il piano inclinato su cui è appoggiata l'Italia. Andrea è pertanto uno dei figli "peggiori" di questa società; un ragazzo che vive in un mondo "pornografico", in cui l'immagine diventa affermazione stessa del suo essere, e in cui la sua disperata ricerca di risposte passa attraverso una sessualità (degli altri) esibita, immaginata, riprodotta e mai consumata. Andrea, in una scena significativa, costruisce il puzzle di una donna equiparandola a una mucca: il corpo della donna è dunque un "gioco" da ordinare e smembrare a suo piacimento, intangibile nella sua fisicità ma esistente solo nella sua immagine riprodotta e idealizzata.

La donna è complice di questo "gioco", fino a quando si rimane all'interno della "normalità" borghese e perbenista, ma quando ci si trova di fronte all'estremo, anche Carol fugge spaventata nel riconoscere se stessa e la sua perversione. La scena sadomasochista del rituale che vede Nivel protagonista, funge dunque da svelamento dell'ipocrisia borghese, e denuncia attraverso la sua forza ossessiva e allucinata (sottolineata dalle splendide musiche di Giorgio Gaslini) l'alterazione della percezione del comportamento individuale. Se Andrea è infatti affetto da un impulso regressivo, Carol per cercare se stessa è costretta a scendere al suo stesso livello, affermando: "Sono io che ho bisogno di aiuto, sono io che faccio pena...". Inevitabile dunque che la sua suoni quasi come una richiesta di aiuto definitiva nei confronti di Andrea: è ella stessa che chiede al giovane di essere uccisa, in una scena finale che è sublimazione dell'amplesso sessuale mai consumato, in cui Eros e Thanatos trovano la loro perfetta fusione nel liquido amniotico (il mare) di Madre terra, che qui diventa surrogato maligno della madre "perduta" di Andrea.

Spesso, e in malafede, è stato imputato a Brunello Rondi di scegliere la strada di un erotismo di maniera enfatico e ridondante, per affrontare tematiche psicologiche; ad esempio il Mereghetti liquida Le tue mani sul mio corpo così: "Il '68 visto dalla parte dei figli dei ricchi, in variante edipica post-samperiana: micidiale. Rondi si prende troppo sul serio e c'è il sospetto di autocritica nel personaggio di Andrea." A parte che non si capisce la necessità di un accenno, inutile e gratuito, al personale, è evidente la superficialità con cui si parla di un'opera molto più complessa di quanto possa apparire al primo sguardo. Il film, infatti, tra passaggi confusi e situazioni irrisolte, non manca di sottolineare come la "malattia psichica" possa essere il primo sintomo di uno stato generale di profondo malessere, e propria dalla sua imperfezione Le tue mani sul mio corpo trae la sua forza visiva e critica. Brunello Rondi, è consapevole della necessità di una scelta commerciale per il suo cinema da regista: in parte per le delusioni precedenti, e in parte perché il suo cinema vuole essere, senza alcun moralismo un atto di denuncia, rivolto ad una platea più ampia possibile, e un monito verso i pericoli nascosti nelle dinamiche della società e nella natura stessa dell'individuo. Per questi motivi al centro dei suoi film ci sono sempre la psicologia e la patologia, perché queste sono endemiche alla natura stessa dell'uomo. Brunello Rondi, uomo profondamente cattolico, è in grado di riflettere onestamente (più di un laico) sul tema del peccato e della perversione. Nel suo cinema, infatti, è sempre presente una piétas cristiana, che solo apparentemente sembra stridere con un erotismo mostrato (mai compiaciuto) con pudore e sensibilità, perché egli, da cattolico, parte dal presupposto che al centro del peccato originale c'è la sessualità e che peccato e redenzione sono solo due facce opposte di un'unica scelta: quella del libero arbitrio.

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