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VAMPYR – IL VAMPIRO
di Carl Th. Dreyer
Cast: Julian West, Maurice Schutz, Rena Mandel, Sibille Schmitz, Henriette Gerard, Alb. Bras, A. Babanini, Jane Mora
Nazionalità e anno: Germania, 1932
Distribuzione: CG Home Video - Sinister
Edizione: italiano, tedesco
Sottotitoli: italiano
Audio: dual mono
Schermo: widescreen anamorfico 1.19:1
Durata: 70'
Extra: Nel disco 1: Il film; Scene inedite (5'55"); Presentazione di Luigi Cozzi (2'13"); Tista di testa e introduzione dell'edizione italiana (8'42"). Nel disco 2: "Carl Th. Dreyer" documentario del 1966 di Jorgen Roos (28'30"); "De naede Fargen", 1948, di Carl Th. Dreyer (11'23"); "Carl Th. Dreyer - Mon Metier" di Torben Skiodt Jensen (93'08").
Note: La qualità audio e video non sono certo i punti forti del prodotto ma dobbiamo essere grati al distributore di averci dato un film che è un pnto fermo della storia del cinema. Certo la visione non è delle migliori. Immagine impastata e senza un buon contrasto. Ma come detto ci si deve accontentare del film.
Il film è in una strana versione letterbox, ma è quella dell'epoca.
Gli extra sono da "stracult". Tutti da vedere e ascoltare. Extra che danno un valore aggiunto al prodotto.
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.cghv.it/
Sito ufficiale: http://www.sinisterfilm.net/
Titolo originale: Vampyr - Der traum des Allan Grey
Qualità artistica: Cult
Qualità immagine: Mediocre
Qualità audio: Sufficiente
Qualità extra: Cult
Tratto dal libro "Camilla" di Sheridan Le Fanu il film di Dreyer, Vampyr (ma in italiano usci con il particolare titolo "La strana avventura di David Gray", dove cambia il nome del protagonista da Allan a David e non compare il nome vampiro), è un ritratto sulla diversità. Parla si di vampiri ma il nodo centrale è "l'essere diverso". Possono avere queste persone "non morte" un'anima? Possono essere degne di camminare tra noi? Che danno arrecano alla nostra società? E cosa rappresentano realmente? Sono forse l'anello di congiunzione tra noi vivi e il mondo dell'oltretomba?Quesiti su quesiti che ci vengono posti e che ci poniamo dal momento della creazione di questi esseri che sono in tutto e per tutto come noi ma non hanno più la scintilla della vita per come la intendiamo. Eh sì, il nodo è proprio questo. Tutto ciò che non è riconducibile al nostro modo di essere, al nostro modo di comportarci è considerato diverso è immorale. Ma non siamo noi forse gli immorali a tranciare giudizi approssimativi senza sapere le cose sino in fondo. Questo nel caso in particolare ma anche più in generale. Siamo uomini che non sanno vedere al di là del loro naso. Individui che etichettano solo per le apparenze e se questi ultimi decenni sono stati il carnevale dell'apparire e non dell'essere il problema trova radici più profonde e lontane, nella notte dei tempi... E il film di Dreyer è una sorta di monito a non dimenticare chi siamo e che cosa potremmo diventare. Un racconto superbo e magistrale di come il fantastico e l'impossibile può essere parte del nostro vissuto ma ancor di più del nostro quotidiano. Non ci sono veli o spessi muri tra noi e ciò che non capiamo. Una mente aperta ed elastica dovrebbe andare oltre le apparenze, oltre a ciò che vede. Fantasia e realtà vengono fatte sposare da Dreyer in un dramma senza fine. Un dramma che non vede protagonisti solo i "vampiri" ma anche i normali esseri umani. Un dramma che è quello dell'esistenza, un'esistenza che assume valore solo se gli altri "ci vedono". In caso contrario siamo solo delle immagini indistinte di un passato e di un luogo senza tempo e ne confini. Dreyer ci mostra la strada per uscire da questo impasse temporale. Sta a noi coglierlo. Lo fa incutendoci timore, paura, terrore. Ogni immagine non è "composta" solo per stupire ma per far andare l'adrenalina a mille. La morte del vampiro è un martellamento di orrore e infatti le reazioni, all'epoca furono di rifiuto. Proiettato per la prima volta a Berlino il 6 maggio del 1932 il film, su richiesta della Censura di Berlino, modificato e tagliato da Dreyer, costretto ad eliminare le scene più "dure". Gli fu proibito di mostrare in modo palese l'uccisione del vampiro. Sempre per lo stesso motivo anche la morte del dottore per asfissia dovette essere accorciata. In tutto furono eliminati 53 metri di pellicola. Le sequenze eliminate rimangono inalterate nell'edizione francese del film. Negli extra vengono presentate entrambe le versioni... Un taglio quasi logico all'epoca per quella sottile tensione che il film riesce a trasmettere (sottile per modo di dire, non esistono film contemporanei che mettono più paura di questi e il tutto sena vedere una goccia di sangue...). Ma Dreyer non si ferma ad incutere timore e a fare un riflessione sull'uomo. Cerca anche il punto di vista della Chiesa, di come si pone la Chiesa nei confronti di questi fenomeni. Lo fa con durezza e con quella spontanea voglia di mostrare ogni più piccola sfaccettatura del mondo nel quale vive (non molto dissimile dal nostro). Un mondo pieno di falsità, di manicheismo e di non ricerca della verità. Un mondo cinico e timoroso che cerca conforto nella bugia della fede. Un mondo contorto che rifiuta la verità e che solo alla fine la deve ammettere ma senza mostrarla a tutti. Un mondo che non vuole essere ma solo esistere... In che modo? Nel modo peggiore. Quello di non sapere. Solo pochi hanno il coraggio di voler sapere ogni cosa e di cercare di andare a fondo nelle cose. Un mondo corrotto e corrompibile che ha perso la via della verità e si rifugia nella menzogna più vile. E non credere è meglio di aprire gli occhi. I vampiri esistono e sono tra noi... alla faccia del buonismo di Twilight...



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